INFORTUNI SPORTIVI DEGLI ARTI INFERIORI

INFORTUNI DELL’ARTO INFERIORE NELLO SPORTIVO

Quando si pratica uno sport può capitare di imbattersi in un infortunio soprattutto per chi lo pratica assiduamente. Gli infortuni sportivi dell’arto inferiore sono tra le problematiche più affrontate dai podologi.

In linea generale gli infortuni dell’arto inferiore che interessano gli sportivi possono essere di diversa natura ma sicuramente alcuni infortuni sono più o meno frequenti in base al tipo di sport specifico alla tipologia di movimenti che esso prevede. Gli infortuni possono avere cause estrinseche (terreno di gioco, impatto con altri giocatori, scarpe, durata ed intensità del movimento) ed intrinseci (posture errate, problematiche muscolo-scheletriche e/o tendinee ecc.).

Gli infortuni sportivi possono essere suddivisi in infortuni da trauma ed infortuni da stress da utilizzo. Gli infortuni traumatici avvengono in seguito ad un trauma acuto come può essere un trauma causato dall’impatto con un avversario o con un corpo estraneo. I traumi acuti sono tipici degli sport di contatto (come le arti marziali, il rugby o football americano o il calcio) ma possono verificarsi in tutti i tipi di sport; Gli infortuni da stress meccanico sono di solito la conseguenza dell’eccessivo e prolungato utilizzo di un distretto corporeo. Gli infortuni da stress possono interessare tutti gli sport ma sicuramente vi è una maggiore correlazione tra tipologia di movimento (biomeccanica) ed infortunio. Esempio tipico sono gli sport in cui è presente la corsa o che richiedono salti che per via del continuo impiego del tendine d’Achille ne possono causare la lesione.

La biomeccanica del movimento sportivo viene approfondita in un altro articolo su questo sito.

Spesso gli infortuni sportivi sono causati da fattori più “semplici” ovvero un inadeguato o assente riscaldamento muscolare prima di iniziare l’attività sportiva, mancata od inadeguata attenzione alla mobilità articolare attraverso esercizi specifici ed inadeguati periodi di riposo e recupero dall’attività sportiva.

Lo scopo del podologo nella gestione del paziente sportivo è, attraverso un approccio multidisciplinare, garantire la ripresa dell’attività sportiva.

Solitamente dopo essersi rivolti ad uno specialista (ortopedico, fisiatra ecc.) l’approccio prevede l’inclusione di un percorso riabilitativo e di riadattamento funzionale allo sport anche a livello psicologico. Un team specialistico completo è fondamentale per il conseguimento del successo terapeutico e garantire, dove possibile, la totale ripresa sportiva. Un team specialistico completo dovrebbe prevedere ORTOPEDICO/CHIRURGO, FISIATRA, FISIOTERAPISTA, PODOLOGO, PREPARATORE ATLETICO (PERSONAL TRAINER), POSTUROLOGO/OSTEOPATA E PSICOLOGO.

Di seguito verranno trattati i principali infortuni sportivi-LE GINOCCHIA DEL CORRIDOR-

LE GINOCCHIA DEL CORRIDORE

La sindrome dolorosa patello-femorale anche detta “ginocchia del corridore” è l’irritazione della cartilagine sotto la rotula (o patella). Il 40% degli infortuni sportivi del corridore riguardano le ginocchia.

Questa problematica interessa chi ha problemi di biomeccanica che portano a sovraccaricare le ginocchia (ginocchia valghe o vare), eccessiva pronazione e debolezza dei muscoli del pavimento pelvico, della gamba o i glutei.

Cosa fare:

rivolgiti ad uno specialista appena accusi dolore e non sovraccaricare ulteriormente le ginocchia.

TENDINITI E TENDINOPATIE DELL’ARTO INFERIORE

Le tendiniti sono irritazioni dei tendini mentre con il termine “tendinopatia2 si indica in maniera generica le problematiche a carico di tendini e strutture molli circostanti (infiammazioni, irritazioni e lesioni) e sono molto comuni negli sport E possono interessare il tendine nella sua inserzione o lungo il suo decorso. Oltre all’eccessivo esercizio e sollecitazione fattori che influiscono sono l’età. Le scarpe e la Sindrome di Haglund. Le principali problematiche a carico dei tendini dell’arto inferiore riguardano il tendine d’Achille e sono la tendino patia achillea e la lesione parziale o totale del tendine d’achille.

TENDINITE ACHILLEA

Achilles tendon - Wikipedia

Il tendine d’Achille è il tendine più esteso del corpo. Collega il muscolo gastrocnemio con il tallone al quale si inserisce posteriormente.

Se sottoposto ad eccessiva e continua pressione può irritarsi (tendinite).

La tendinite achillea rappresenta il 10% degli infortuni nel corridore. Ma interessa molto tutti gli sport, oltre agli sport che prevedono la corsa, anche quelli  che prevedono salti e/o l’uso continuativo dell’articolazione per flessione ed estensione come la pallavolo, la scherma e le arti marziali i cui lavorare scalzi su superfici rigide fa venire meno il supporto dell’arco plantare con un eccessivo carico tensorio a livello del tendine.

Il dolore da tendinite achillea è maggiore al mattino o dopo il riposo nei primi passi e nei salti. In caso di tendinite achillea il tendine può presentarsi gonfio e rigido ed il muscolo della gamba è debole

Se durante la corsa accusi dolore al tendine dovresti immediatamente fermarti! Presa per tempo questa problematica può essere risolvibile. In caso contrario potrebbe avere gravi conseguenze e richiedere molti mesi per essere risolta o sfociare in una lesione del tendine d’achille.

Cosa fare:

Immediatamente sospendere l’attività sportiva e fare riposare il tendine, applicare del ghiaccio nell’immediato. Rivolgersi ad uno specialista.

effettua delicatamente degli esercizi di allungamento e flessione;

non usare scarpe o pantofole troppo basse ma nemmeno scarpe troppo alte;

lo specialista potrebbe consigliare utilizzo di terapia farmacologica, tallonette di rialzo o atre soluzioni ortesiche e terapia fisica e fisioterapica;

il ritorno all’attività sportiva deve essere graduale e seguita da un team multidisciplinare.

LESIONE PARZIALE O TOTALE (ROTTURA) DEL TENDINE D’ACHILLE

Altra problematica che può interessare il tendine d’Achille è la lesione totale o parziale. Spesso questa è la conseguenza di una tendinite achillea trascurata o non trattata in maniera ottimale, ma può avvenire anche in seguito a traumi acuti come per via di un impatto o in concomitanza a patologie sistemiche che hanno causato l’indebolimento o la lesione dello stesso.

La rottura totale è rara mentre la lesione parziale è più frequente soprattutto negli sport che prevedono sollecitazione continua del tendine d’Achille come la corsa, il basket, la pallavolo, la danza, l’atletica leggera ed il tennis.

È spesso associata a patologie sistemiche come artrite, problematiche endocrinologiche e per l’utilizzo di steroidi.

Si manifesta con stanchezza muscolare o dolore acuto in base alla gravità ed entità della lesione. Gli esami clinici per valutare la presenza di una lesione sono il test di Thompson o la semplice palpazione che in assenza di gonfiore notificherà la presenza di un “buco” nella continuità del tendine.

Cosa fare:

Sospendere l’attività sportiva e rivolgersi ad uno specialista qualora si manifestasse dolore all’inserzione o lungo la continuità tendinea, debolezza muscolare nel salto e nello stacco della camminata e della corsa e debolezza dei muscoli delle dita nella flessione ed estensione del piede. Può essere utile nel frattempo l’impiego di tallonetta di rialzo all’interno della scarpa per ridurre lo stress tensivo del tendine.

Il trattamento può variare dalla immobilizzazione per medio-lunghi periodi alla chirurgia.


PROBLEMATICA DI HAMSTRING (DANNO AGLI ISCHIO CRURALI)

I muscoli posteriori della coscia comprendono il bicipite femorale, il semitendinoso e il semimembranoso; questi ultimi tre muscoli sono i muscoli flessori della coscia che vengono identificati con il termine anglosassone hamstring.

L’alta incidenza delle lesioni a livello degli Hamstring in ambito sportivo è più che ampiamente documentata.

Tra le attività sportive considerate a rischio per la problematica di Hamstring possiamo annoverare il football australiano, il rugby e il calcio.

Nell’ambito del calcio australiano, ad esempio, i danni al bicipite femorale rappresentano il 13% di tutti i traumi (Sewar e Coll., 1993).

Nel football ben il 47% dei traumi muscolari indiretti subiti durante le gare o gli allenamenti sono a carico dei muscoli flessori della coscia.

Il denominatore comune di rischio di tali attività sportive potrebbe essere l’alta velocità di corsa richiesta durante il gioco, nonché gli arresti improvvisi, le ripartenze ed i repentini cambi di direzione: infatti gli incidenti alla muscolatura flessoria della coscia sono particolarmente ricorrenti in tutte quelle attività sportive nel cui profilo prestativo siano richiesti sprint, accelerazioni, decelerazioni, rapidi cambi di direzione e salti (Devlin, 2000; Drezner, 2003).

Le lesioni agli Hamstring possono essere spesso drammatiche per la carriera sportiva di un atleta, causando prolungate assenze dalle competizioni nonché un alto tasso di rischio di recidiva.

Da un punto di vista epidemiologico, le lesioni agli hamstring possono essere classificate come:

  • “minori” quando comportano una sola settimana di assenza dall’allenamento e dalla competizione;
  • “moderate” se impongono da una a tre settimane di assenza dall’allenamento e dalla competizione;
  • “maggiori” se obbligano a più di tre settimane di assenza dall’allenamento e dalla competizione.

Cosa fare:

riposo ed interruzione dell’attività sportiva. Applicare ghiaccio e consultare uno specialista.

FASCITE PLANTARE

La fascite plantare interessa ogni anno circa 2 milioni di persone trai 40 e i 60 anni.

La fascite plantare è caratterizzata da dolore sotto la pianta del piede. La fascia plantare è un tendine che parte dal tallone e si inserisce nelle cinque ossa metatarsali, quindi si estende fino alle dita.

Solitamente è monolaterale (colpisce un solo piede) ma se bilaterale 1/3 è secondaria a patologie sistemiche come artrite.

Ne sono maggiormente predisposti i soggetti obesi e gli sportivi, coloro che hanno problemi di biomeccanica del piede (pronano o supinano eccessivamente il piede), chi ha un arco plantare ridotto (come nel piede piatto) o chi corre su superfici troppo rigide con scarpe che non offrono un adeguato supporto di scarico.

Altri fattori di rischio sono tensione muscolare e rigidità dei muscoli della gamba, età, scarpe inadatte.

La fascite plantare rappresenta il 15% degli infortuni del corridore. Colpisce particolarmente coloro che praticano sport su superfici rigide (soprattutto se con calzature inappropriate), coloro che praticano sport che prevedono corsa, scatti e salti.

Durante la corsa i nostri piedi assorbono una forza pari a cinque volte il nostro peso corporeo. Il dolore è di tipo puntorio e profondo e si manifesta anche a riposo e tipicamente al mattino.

Ignorare i sintomi può causare un ritardo da mesi ad anni nel processo di guarigione e portare a posture e biomeccanica errata a discapito delle altre strutture corporee implicate nella corsa.

Cosa fare:

Se accusi sintomi, rivolgiti ad uno specialista e prendi una pausa dallo sport che pratichi. Utilizza un calzino di Strassburg nel frattempo. Altri metodi casalinghi che puoi adottare prima di rivolgerti ad uno specialista sono:

Massaggio plantare con una bottiglietta di acqua ghiacciata coperta da un calzino (per evitare di ustionare la pelle): poni la bottiglietta d’acqua a terra, poggia il piede su di essa fai dei movimenti portando il piede avanti e indietro avendo cura di apportare una sufficiente pressione senza suscitare dolore.

Altro esercizio è quello di flettere gentilmente le dita e allungare la fascia.

Fai stretching prima di muovere il piede soprattutto al mattino o dopo essere stati a riposo.

Per approfondire riguardo agli esercizi per la fascia plantare visita la sezione “multimedia” di questo sito oppure clicca sul link (___).

Accertati che le scarpe che utilizzi per correre siano adatte al tuo tipo di piede ed effettua un esame baropodometrico. Un plantare o degli inserti nella scarpa, sotto indicazione dello specialista, possono aiutare nella risoluzione del problema che tuttavia può richiedere anni.

SINDROME DELLA FASCIA ILEOTIBIALE (ITBS)

Durante la corsa il ginocchio si flette e si estende quindi la fascia ileotibiale, che parte dall’anca e si inserisce al ginocchio, sfrega costantemente sul femore e questo piò causarne l’infiammazione. Questa sindrome costituisce il 12% delle problematiche della corsa ma è tipica di sport che richiedono cambi del senso di marcia repentini come il tennis e di tutti gli sport che richiedano la corsa, come il football, rugby, calcio ecc.

Ne sono predisposti coloro che pronano eccessivamente, che hanno una dismetria degli arti o che hanno muscoli glutei e abduttori non abbastanza forti.

I sintomi sono dolore localizzato ed irradiato su tutta la lunghezza laterale della gamba spesso accompagnato da debolezza muscolare.

Cosa fare:

Se manifesti i sintomi l’ideale sarebbe prendere uno o due giorni di riposo e rivolgersi ad uno specialista. Durante la corsa si dovrebbe anche accorciare la lunghezza del passo.

FRATTURE DA STRESS

Le fratture da stress sono il risultato di una sollecitazione eccessiva e prolungata nel tempo. Sono frequenti nelle aree meno irrorate da sangue.

Sono comuni negli sport che richiedono grandi sollecitazioni per lunghi periodi come la corsa e la danza, ne sono predisposti coloro che si allenano eccessivamente senza periodi di riposo. Sono più comuni nelle donne che negli uomini, solitamente per via dei deficit nutrizionali, bassi livelli di estrogeni e basso apporto calorico nell’alimentazione o osteoporosi.

I Runners spesso hanno fratture da stress alla tibia, ai metatarsi o al tallone e sono gli infortuni più seri che possono avvenire per chi corre.

Cosa fare:

La sintomatologia tipica è il dolore vivo che impedisce l’attività fisica.

Se hai una frattura da stress è necessario un periodo di pausa dallo sport da un minimo di 8 settimane fino a 16 settimane.  

Evita in generale esercizi che prevedono un impatto e pratica ad esempio attività in piscina.

Il trattamento prevede l’immobilizzazione attraverso anche l’impiego di gambaletti gessati o scarpe ortopediche di scarico.

DISTORSIONE DELLA CAVIGLIA

La distorsione di caviglia è l’evento traumatico acuto più frequente in ambito sportivo. Gli atleti di tutte le discipline sportive possono andare incontro, almeno una volta durante la loro carriera, ad eventi traumatici distorsivi della articolazione tibio-tarsica. Infatti, gestualità tipiche o eventi accidentali, quali la ricaduta da un salto, talvolta sul piede dell’avversario o di un compagno, i cambi di direzione improvvisi ed imprevedibili, le finte di gioco, sono le cause che più di frequente favoriscono l’evento traumatico. A questi meccanismi primari vanno aggiunti altri fattori secondari quali terreni di gioco accidentati o calzature incongrue.

Tra le varie classificazioni proposte nelle distorsioni di caviglia quella più accreditata da un punto di vista anatomo-patologico che riguarda esclusivamente i traumi del compartimento esterno, per la notevole frequenza e per lo specifico interesse in ambito medico sportivo, suddivide le lesioni in:
– lesione di I grado: rottura totale o parziale del legamento peroneo astragalico anteriore (PAA);
– lesione di II grado: rottura del legamento peroneo astragalico anteriore e del peroneo calcaneare (PAA + PC);
– lesione di III grado: rottura del legamento peroneo astragalico anteriore, del peroneo calcaneare e del legamento peroneo astragalico posteriore (PAA + PC + PAP).
Un’altra classificazione, che può essere di aiuto a quella anatomo-patologica per un più preciso inquadramento dei vari quadri clinici, è quella che considera l’elemento temporale e suddivide le lesioni in:
– lesioni acute: primo evento discorsivo
– lesioni acute su precedenti: episodi distorsivi sei – dieci mesi successivi al primo trauma
– lesioni inveterate: frequenti episodi distorsivi (lassità croniche).

Per valutare la stabilità articolare ci si avvale di alcuni test clinici che, pur risultando di difficile esecuzione soprattutto in fase acuta, sono utili nella valutazione preliminare e possono indirizzare verso l’esecuzione di test radiografici dinamici.

– Test del cassetto astragalico anteriore: serve a valutare la traslazione anteriore dell’astragalo rispetto alla pinza malleolare;

– Test dell’inversione: nel posizionare il piede in inversione forzata, in presenza di una lesione grave del compartimento legamentoso esterno l’esaminatore non avverte nessuna resistenza durante l’esecuzione del test
Un esame radiografico standard nelle due proiezioni ortogonali deve essere sempre eseguito in tutte le distorsioni di caviglia allo scopo di escludere la presenza di fratture.
Le radiografie “dinamiche” vanno invece effettuate tutte le volte che l’indagine clinica pone il sospetto di grave lesione legamentosa con instabilità. Le radiografie sotto stress consistono nell’adottare tecniche funzionali finalizzate alla realizzazione di immagini correlabili alla realtà anatomo-patologica.
L’ecografia capace di fornire informazioni abbastanza accurate circa l’estensione e la sede delle lesioni legamentose acute, non sembra ancora in grado di evidenziare parametri funzionali precisi come nel caso delle radiografie dinamiche.
La tomografia assiale computerizzata (TAC) è sicuramente molto utile nella individuazione delle fratture osteocondrali del domo astragalico, che se non riconosciute possono, con il tempo, essere responsabili di rilevanti disturbi funzionali.
La risonanza magnetica nucleare (RMN) è l’indagine strumentale elettiva per la valutazione del danno legamentoso e per la dimostrazione di eventuali lesioni osteocondrali associate; risulta, inoltre, particolarmente indicata nello studio dell’articolazione sotto astragalica la cui valutazione clinica è in genere assai difficile.

Cosa fare:

Nel caso di distorsione della caviglia il primo trattamento da effettuare prevede protezione, riposo, ghiaccio, compressione e mantenere l’arto elevato (RICE).

 
Il primo trattamento terapeutico che bisogna adottare quando ci si trova di fronte ad una distorsione di caviglia, a prescindere dalla gravità della lesione, è quello di cercare di ridurre il dolore e la tumefazione articolare.
Nelle lesioni di I e II grado si attua, solitamente, un trattamento funzionale che consiste nel riposo a letto per 48/72 ore, l’applicazione di ghiaccio in maniera continua oppure ogni ora per 20′ a seconda che si voglia ottenere una azione analgesica oppure favorire la riduzione dell’ematoma attraverso la vasocostrizione indotta dal freddo.

Fisioterapia associata alla rieducazione funzionale, che consiste inizialmente nell’esecuzione di movimenti passivi, esercitazioni in acqua ed esercizi isometrici.

Una volta che l’atleta è in grado di camminare anche a passo spedito e senza dolore, inizia l’ultima fase definita “riadattamento all’attività sportiva“, fase fondamentale per un ripristino della completa efficienza fisica.
Questa consiste nell’affidare l’atleta al preparatore atletico che attraverso una serie di esercitazioni riporterà l’atleta a riprendere con gradualità la specifica disciplina sportiva praticata.
Nelle distorsioni più gravi (III grado), il trattamento può essere di tipo incruento (conservativo) o chirurgico. Quello conservativo può essere di tipo funzionale o ortopedico.
Il trattamento funzionale, che consiste nell’uso di bendaggi o tutori semirigidi, ha il vantaggio di consentire un recupero più rapido da parte dell’atleta; vanno tuttavia tenuti presenti i rischi legati ad una cicatrizzazione non corretta della lesione, con possibilità di ulteriori episodi distorsivi sino ad una condizione di instabilità cronica post-traumatica.
Il trattamento ortopedico consiste nella immobilizzazione della caviglia in un gambaletto gessato o in un tutore a stivaletto con piede in posizione neutra. Tale immobilizzazione deve essere mantenuta per 4-5 settimane, successivamente l’atleta si sottoporrà, prima di riprendere le competizioni, alla rieducazione funzionale come per le lesioni di I – II grado.

GINOCCHIA DEL SALTATORE

Per quanto riguarda gli infortuni da eccessivo uso la più comune negli sport che prevedono salti e cambi di direzione (come nella pallavolo) è la tendinite del rotuleo detta anche “ginocchia del saltatore”.

Saltare per bloccare o lanciare la palla richiede una grande potenza di estensione e rotazione esterna della tibia con conseguente stress sull’articolazione patello-femorale e sui tendini. Inoltre, il carico eccentrico a sul quadricipite per la fase di preparazione al salto può contribuire al danneggiamento di tali tessuti. Lo stress ripetuto può dare luogo a infiammazione, irritazione e quindi dolore e gonfiore più frequentemente sotto la patella (rotula) e meno frequentemente nell’area superiore.

Sindrome patello-femorale

Anche la sindrome patello-femorale è molto comune nella pallavolo e negli sport che richiedono salti. La ripetuta e forzata estensione del ginocchio, come avviene durante il tiro della palla e il muro, può stressare e quindi danneggiare l’articolazione patello-femorale. Questa condizione può essere aggravata da una struttura valga o ricurvata delle ginocchia (genu valgum e genu recurvatum) ma anche da una eccessiva pronazione del piede o rotazione esterna della tibia.

I sintomi sono dolore durante il salto e gli squat. Salire le scale e stare seduti per molto tempo inoltre aumentano il dolore.

Cosa fare:

se si accusa dolore, debolezza muscolare soprattutto nella fase di atterraggio del salto occorre cessare immediatamente la pratica sportiva e consultare uno specialista.

SHIN SPLINTS (SINDROME DA STRESS TIBIALE MEDIALE)

È una problematica caratterizzata da dolore a livello della tibia, l’osso più voluminoso della gamba. Questa problematica è molto comune nei corridori, ballerini e militari. La maggior parte dei casi vengono semplicemente trattati e risolti con il riposo e crioterapia (ghiaccio) ed indossando scarpe adeguate al proprio piede e allo sport.

Cosa fare:

Effettua un’analisi della biomeccanica dell’appoggio del piede (esame baropodometrico); usa scarpe o solette che assorbono gli shock di impatto;

dai supporto al tuo arco plantare (consulta uno specialista); effettua un adeguato riscaldamento muscolare prima dell’allenamento e lo stretching alla fine.

SESAMOIDITI

COSA SONO I SESAMOIDI

I sesamoidi sono due ossicini rotondeggianti che si trovano sotto l’articolazione del primo dito e hanno diverse funzioni quali: supporto del primo dito e scarico del peso corporeo nell’impatto al suolo.

Le problematiche dei sesamoidi possono riguardare le ossa stesse, i tendini e i tessuti molli circostanti. Le problematiche dei sesamoidi sono spesso associate alle attività che richiedono eccessiva pressione su di essi, come nella corsa, golf, tennis e danza. Le persone con un piede cavo sono più soggette a sviluppare problematiche dei sesamoidi.

Le problematiche più comuni dei sesamoidi includono

  • Turf toe (sindrome da tappeto erboso);
  • Frattura dei sesamoidi;
  • Sesamoiditi

La SINDROME DA TAPPETO ERBOSO (TURF TOE) È una problematica che riguarda le strutture molli attorno al primo dito ed è comunemente causata da un’eccessiva estensione del primo dito. Questa problematica causa un immediato dolore tagliente e gonfiore. Può essere il risultato di eccessivo stress o frattura delle ossa sesamoidi.

La SESAMOIDITE è l’infiammazione cronica dei sesamoidi causata da eccessivo sforzo meccanico.  

Cosa fare:

rivolgersi a uno specialista se si accusa dolore localizzato all’articolazione del primo dito. Bendaggio funzionale o taping elastico, scarico dell’articolazione con un plantare appositamente creato possono essere risolutivi.

Inoltre, immobilizzare l’articolazione e associare terapia fisica può dimostrarsi molto utile e spesso risolutivo.

Su indicazione del medico inoltre può essere consigliabile terapia farmacologica orale.

EPIFISITE CALCANEARE o MALATTIA DI SEVER

L’epifisite calcaneare detta anche Malattia di Sever o di Sever-Blanke-Haglund è un’infiammazione del calcagno, l’osso del piede che corrisponde al tallone o tacco del piede. L’epifisite calcaneare è la dolorosa rottura tra l’apofisi calcaneare e il corpo del calcagno che si verifica prima che l’ossificazione del calcagno sia completata.

L’infiammazione colpisce il nucleo di accrescimento del calcagno (apofisi posteriore del calcagno) che si trova nella parte posteriore e inferiore dell’osso, nel punto in cui si inserisce il tendine d’Achille (vedi radiografia qui sotto). Compare con dolore a carico del tallone nei bambini attorno agli 8-13 anni. È una patologia più frequente nei maschietti, può colpire un lato solo anche se in oltre il 60% dei casi li colpisce tutti e due.


Il dolore compare nei pazienti (in genere dell’età di 9-14 anni) con un’anamnesi di attività atletica, specialmente quelli che indossano calzature senza tacco (come le suole lisce o le scarpette da calcio); colpisce i lati o i margini del calcagno e si aggrava alla stazione sulle punte dei piedi o durante la corsa. Sono occasionalmente presenti calore e tumefazione.

Questa patologia si manifesta con un dolore sotto al calcagno che si manifesta anche in camminata, più frequente nei bambini che praticano regolarmente attività sportive che comportano una notevole quantità di salti; i pazienti più soggetti al disturbo sono i piccoli calciatori, i ginnasti e i ballerini ma la condizione può colpire anche bambini in sovrappeso.

Cosa fare:


Generalmente la malattia di Sever tende a guarire spontaneamente.

Il trattamento prevede Imbottiture ai talloni (morbide e anti shock) e tutori o plantari. I rialzi al tallone alleviano i sintomi riducendo la trazione del tendine di Achille sul calcagno. Possono essere utilizzati tutori notturni per allungare passivamente i muscoli del polpaccio, aiutando a mantenerne l’elasticità. Il riposo, il ghiaccio, il cambio di attività e l’uso di cuscinetti al tallone di solito alleviano il dolore.

 Nei casi più gravi o recidivanti, l’immobilizzazione gessata può essere utilizzata per alleviare il dolore e allungare i muscoli del polpaccio. Le rassicurazioni sono importanti, in quanto i sintomi possono durare molti mesi, ma sono limitati a sé stessi.